Cristo deriso - Santuario del Poggetto

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Cristo deriso

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Beato Angelico, al secolo Guido di Pietro, (Vicchio, 1395 ca. – Roma, 1455)
Cristo deriso. 1440-1441, Firenze, Museo Nazionale di San Marco, cella 7.
Affresco
Nell’affresco del Cristo deriso realizzato dal Beato Angelico, il religioso compone con grande sinteticità compositiva la vicenda in cui Cristo è schernito e percosso.
L’opera svolge principalmente una funzione contemplativa rivolta ai religiosi domenicani.
Cristo è rappresentato centralmente, con l’aureola frontale, in contrasto con la scura corona di spine.
I colori, bianco, rosso e verde, rimandano ai simboli della Fede (bianco), della Speranza (verde), e dell´Amore (rosso).
Il Nazareno con il volto parzialmente coperto da una benda, attraverso la quale s’intravedono gli occhi chiusi e il volto rassegnato, regge in mano una canna, quale parodia dello scettro; la sua figura è collocata all’interno di una composizione triangolare e assisa su di un parallelepipedo color porpora.
Beato Angelico compie in quest’affresco una sorprendente innovazione iconografica, trasportando l’evento sacro su di un piano metafisico.
Le azioni separate e isolate degli aguzzini raffigurate come icone su di un fondale verde, appaiono temporalmente separate da Cristo, anche se interagiscono con la sua figura.
Il parallelepipedo rosso su cui siede Cristo appare prospetticamente confluire all’interno della superficie verde dello sfondo, mentre lo stesso nella sua parte antistante, appare ben saldo attraverso un basamento marmoreo.
L’Angelico dispone un parallelepipedo rosso su cui siede Cristo, inserito attraverso due diversi spazi-tempi in comunicazione tra loro: da una parte, le azioni dei dileggiatori sullo sfondo, dall’altra, su di un piano avanzato, davanti alla figura del Salvatore, appare la posizione di una mano con un bastone, intento a percuoterlo.
La rappresentazione atemporale dell’evento appare evidente: le azioni di dileggio degli aguzzini, benché si riferiscano a un fatto realmente accaduto, non sono inserite in un preciso contesto storico, quindi collocabili in qualsiasi tempo e, in virtù di tale qualità assumono un valore eterno.
La veste bianca del Cristo gli conferisce inoltre una connotazione statuaria di evidente immobilità accentuato dallo sfondo uniforme, isolandolo ed evitando qualunque distrazione dai confini della scena.
In primo piano è disposta la Vergine, sulla destra San Domenico, collocato quest’ultimo come tramite tra il mondo mistico e quello terreno, figura di riferimento per l’ordine religioso e rappresentato come esempio da seguire attraverso la meditazione e la preghiera, come testimonia il libro che il santo ha tra le mani.
Le figure appaiono semplificate i colori delicati, a tratti spenti.
La lezione del Masaccio si avverte nella forte plasticità presente nelle figure, tale da conferire a queste, per contrasto cromatico, un senso di maggiore astrazione all’intera composizione.
Prof. Nicola Castellucci
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Cod.Fisc 93009100384
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